Il saggio propone una sintesi di alcune problematiche affrontate durante il dottorato di ricerca in “Conservazione dei Beni Architettonici”, VIII ciclo, iniziato nel 1993 e concluso nel 1996 presso il Dipartimento di Storia dell’Architettura e Restauro dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, coordinatrice, prof. Stella Casiello, tutor prof. Mauro Civita. L’immagine dominante della chiesa attuale risale alla ricostruzione pressoché totale intrapresa tra il 1836 ed il 1875, su disegno del modenese Luigi Poletti e giustificata con il pretesto del preoccupante quadro fessurativo causato dal terremoto del 1799 ed aggravato dall’abbattimento programmato nel 1803, la cui improvvisa interruzione preservò l’antica facciata dall’intento demolitore. Una sostanziale modifica venne apportata dal Poletti alla configurazione spaziale della chiesa la cui impronta medievale, già ampiamente modificata nel tempo, permaneva planimetricamente nelle linee perimetrali e, in alzato, nella facciata in pietra calcarea. L’aggiunta di un pronao neoclassico è un espediente escogitato in nome della coerenza formale rispetto alla nuova organizzazione spaziale dell’interno, ed elemento distintivo di novità, ma che al tempo stesso rientra nel novero delle più corrette opere italiane del tempo. L’operazione polettiana non ubbidisce ad un arbitrario cambiamento di gusto; piuttosto si pone come una correzione “alla modena” della preesistenza, attraverso la mediazione classicista, E’ un esito ambiguo quello che si riscontra in facciata dove l’antico prospetto non viene cancellato, ma retrocesso da figura a sfondo.

La basilica di S. Venanzio a Camerino. La ricostruzione, il ripristino, i restauri in due secoli di interventi (1799-1968)

DE CADILHAC, R.
2000

Abstract

Il saggio propone una sintesi di alcune problematiche affrontate durante il dottorato di ricerca in “Conservazione dei Beni Architettonici”, VIII ciclo, iniziato nel 1993 e concluso nel 1996 presso il Dipartimento di Storia dell’Architettura e Restauro dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, coordinatrice, prof. Stella Casiello, tutor prof. Mauro Civita. L’immagine dominante della chiesa attuale risale alla ricostruzione pressoché totale intrapresa tra il 1836 ed il 1875, su disegno del modenese Luigi Poletti e giustificata con il pretesto del preoccupante quadro fessurativo causato dal terremoto del 1799 ed aggravato dall’abbattimento programmato nel 1803, la cui improvvisa interruzione preservò l’antica facciata dall’intento demolitore. Una sostanziale modifica venne apportata dal Poletti alla configurazione spaziale della chiesa la cui impronta medievale, già ampiamente modificata nel tempo, permaneva planimetricamente nelle linee perimetrali e, in alzato, nella facciata in pietra calcarea. L’aggiunta di un pronao neoclassico è un espediente escogitato in nome della coerenza formale rispetto alla nuova organizzazione spaziale dell’interno, ed elemento distintivo di novità, ma che al tempo stesso rientra nel novero delle più corrette opere italiane del tempo. L’operazione polettiana non ubbidisce ad un arbitrario cambiamento di gusto; piuttosto si pone come una correzione “alla modena” della preesistenza, attraverso la mediazione classicista, E’ un esito ambiguo quello che si riscontra in facciata dove l’antico prospetto non viene cancellato, ma retrocesso da figura a sfondo.
Identità e stile : monumenti, citta, restauri tra Ottocento e Novecento
88-492-0114-1
Gangemi
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