Quando si varcano gli incerti confini della città cresciuta dai primi decenni del Novecento in poi e allorquando ci si trova davanti alle periferie, cioè in quelle parti della città come illimitati limiti di essa, non solo l'oggetto del nostro esperire, ma anche l'orizzonte del pensare e del dire è costretto a mutare. Nell'edilizia delle periferie si mette a dimora sullo spazio che si estende oltre il centro cittadino un modo specifico di intervento che attraversa ancor oggi una crisi profonda di definizioni e di valori. In primo luogo, nell'estensione della città è riportata a una scala più grande l'opposizione dell'urbano e del suburbano. Di fatto, nelle periferie, fra la capacità a fare di numerose imprese edilizie e l'impiego di nuove tecnologie, fra elitarismo e produzione di massa si è introdotta un'ulteriore articolazione dei livelli di svi¬luppo dell'urbano. Nelle periferie in quanto «spazio costruito» è messa a dimora, in secondo luogo, una sorta di grammatica che rende conto delle interazioni fra soggetti individuali e/o collettivi e i manufatti dell'edilizia in una dimensione più profonda, carica di significati spaziali ma anche culturali, sociali e antropologici. Terzo ma non ultimo, dire l'astratto delle periferie è tanto arduo quanto pretendere di trovare un luogo fuo¬ri di esse per potere osservare il labirinto degli infiniti circuiti spaziali che istituiscono nuovi percorsi e mo¬bilissimi orientamenti nella mobilissima realtà metro¬politana. L'estrema varietà dei processi di urbanizzazione che investe nel Novecento la città di Bari, l'intreccio assai più stretto di quanto non possa sembrare a prima vista con l'eredità di precedenti configurazioni definiscono nuovi scenari e nuovi sistemi di crescita in cui, non sempre, si è trasceso il criterio dell'utilità pratica. L'organizzazione delle forme spaziali delle periferie appare come l'ultima istanza di un percorso generati¬vo situato prima della loro specifica manifestazione di un modello dell'abitare e del vivere. Le fasi salienti del processo che nel corso del XX se¬colo hanno modificato radicalmente la configurazione esteriore e la composizione sociale di Bari assieme ai rapporti fra città e campagna costituiscono altrettanti documenti significativi della realtà urbana. In una città che aspira a farsi metropoli accade che il numero si impone di per sé al senso e allo spazio; l'astratto della molteplicità diventa legge e tale poli¬valente forma può dirsi il suo più efficace mezzo di produzione e di veicolo. Nei nuovi scenari urbani, quelli dell'epoca del consen¬so e quelli della "città trasformata", si sono man mano combinati all'interno della crescita urbana i simboli del potere prima, i prodotti dell'ingegneria civile poi, assieme al sorgere più vistoso del mondo storico del nostro tempo, la grande città, appunto, con la sua enor¬me capacità di ricomprendere in sé ogni altra realtà. L'opposizione tradizionale del centro e della periferia, a Bari, dal secondo dopoguerra prende un carattere sorprendente e verso la fine degli anni Sessanta e oltre assume una tale ampiezza che essa costituisce uno dei tratti essenziali del discorso urbano, esprimendosi propriamente nei linguaggi contrastati dell'urbano e dell'antiurbano. Proprio l'opposizione dell'urbano e del suburbano, la nascita della periferia, o meglio, delle periferie è sot¬tesa alla preoccupazione di tenere separati i quartieri residenziali da quelli popolari con gradi di intensità esponenziali per tutto il corso del Novecento.

Destini e disegni delle periferie di Bari. L'edilizia ai margini della città nel periodo 1970-2000

SPINELLI, Domenico
2009

Abstract

Quando si varcano gli incerti confini della città cresciuta dai primi decenni del Novecento in poi e allorquando ci si trova davanti alle periferie, cioè in quelle parti della città come illimitati limiti di essa, non solo l'oggetto del nostro esperire, ma anche l'orizzonte del pensare e del dire è costretto a mutare. Nell'edilizia delle periferie si mette a dimora sullo spazio che si estende oltre il centro cittadino un modo specifico di intervento che attraversa ancor oggi una crisi profonda di definizioni e di valori. In primo luogo, nell'estensione della città è riportata a una scala più grande l'opposizione dell'urbano e del suburbano. Di fatto, nelle periferie, fra la capacità a fare di numerose imprese edilizie e l'impiego di nuove tecnologie, fra elitarismo e produzione di massa si è introdotta un'ulteriore articolazione dei livelli di svi¬luppo dell'urbano. Nelle periferie in quanto «spazio costruito» è messa a dimora, in secondo luogo, una sorta di grammatica che rende conto delle interazioni fra soggetti individuali e/o collettivi e i manufatti dell'edilizia in una dimensione più profonda, carica di significati spaziali ma anche culturali, sociali e antropologici. Terzo ma non ultimo, dire l'astratto delle periferie è tanto arduo quanto pretendere di trovare un luogo fuo¬ri di esse per potere osservare il labirinto degli infiniti circuiti spaziali che istituiscono nuovi percorsi e mo¬bilissimi orientamenti nella mobilissima realtà metro¬politana. L'estrema varietà dei processi di urbanizzazione che investe nel Novecento la città di Bari, l'intreccio assai più stretto di quanto non possa sembrare a prima vista con l'eredità di precedenti configurazioni definiscono nuovi scenari e nuovi sistemi di crescita in cui, non sempre, si è trasceso il criterio dell'utilità pratica. L'organizzazione delle forme spaziali delle periferie appare come l'ultima istanza di un percorso generati¬vo situato prima della loro specifica manifestazione di un modello dell'abitare e del vivere. Le fasi salienti del processo che nel corso del XX se¬colo hanno modificato radicalmente la configurazione esteriore e la composizione sociale di Bari assieme ai rapporti fra città e campagna costituiscono altrettanti documenti significativi della realtà urbana. In una città che aspira a farsi metropoli accade che il numero si impone di per sé al senso e allo spazio; l'astratto della molteplicità diventa legge e tale poli¬valente forma può dirsi il suo più efficace mezzo di produzione e di veicolo. Nei nuovi scenari urbani, quelli dell'epoca del consen¬so e quelli della "città trasformata", si sono man mano combinati all'interno della crescita urbana i simboli del potere prima, i prodotti dell'ingegneria civile poi, assieme al sorgere più vistoso del mondo storico del nostro tempo, la grande città, appunto, con la sua enor¬me capacità di ricomprendere in sé ogni altra realtà. L'opposizione tradizionale del centro e della periferia, a Bari, dal secondo dopoguerra prende un carattere sorprendente e verso la fine degli anni Sessanta e oltre assume una tale ampiezza che essa costituisce uno dei tratti essenziali del discorso urbano, esprimendosi propriamente nei linguaggi contrastati dell'urbano e dell'antiurbano. Proprio l'opposizione dell'urbano e del suburbano, la nascita della periferia, o meglio, delle periferie è sot¬tesa alla preoccupazione di tenere separati i quartieri residenziali da quelli popolari con gradi di intensità esponenziali per tutto il corso del Novecento.
La nuova edilizia a Bari. 4: oltre il cerchio di ferro.
9788880828594
Adda Editore
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