Nelle esperienze di anastilosi degli edifici antichi effettuate nel corso del Novecento, uno dei temi offerti al dibattito ha riguardato la ricollocazione, quando possibile, dell’arredo scultoreo architettonico dell’edificio da risollevare e le modalità con cui tale ripristino dovesse essere effettuato, in primo luogo se mediante l’uso degli originali o piuttosto attraverso l’utilizzo di copie. Premessa fondamentale alla tematica è la riconosciuta profonda unità tra struttura architettonica e apparato scultoreo figurativo: le due componenti, infatti, sono elementi essenziali e complementari di un edificio antico, a sua volta importante testimonianza di una fase storica, di una società o di un contesto culturale che esprimono i propri valori anche attraverso il codice espressivo delle immagini. Le due componenti, tuttavia, ci sono giunte assai frequentemente separate; vicende storiche, interessi antiquari e scientifici, necessità di conservazione hanno determinato fin dalle fasi postclassiche la separazione tra la struttura architettonica, rimasta in situ, spesso allo stato di rovina, e la scultura, talvolta reimpiegata o asportata e musealizzata nelle collezioni di antichità; di conseguenza se ne ha oggi una percezione alterata, che permette di apprezzare stile ed esiti formali dei singoli esemplari scultorei ma li decontestualizza, non valorizzandone la destinazione primaria “architettonica”, funzionale alla struttura per la quale erano stati concepiti; quest’ultima a sua volta restituisce di sé un’immagine parziale, priva del suo complemento figurativo. Alla luce di tali considerazioni, il contributo intende esaminare, attraverso alcuni casi studio, forme e modalità con cui è stata ricostituito l’arredo scultoreo di edifici antichi sottoposti ad anastilosi.

L’uso della scultura architettonica nell’esperienza di anastilosi dell’antico

BELLI, Roberta
2016

Abstract

Nelle esperienze di anastilosi degli edifici antichi effettuate nel corso del Novecento, uno dei temi offerti al dibattito ha riguardato la ricollocazione, quando possibile, dell’arredo scultoreo architettonico dell’edificio da risollevare e le modalità con cui tale ripristino dovesse essere effettuato, in primo luogo se mediante l’uso degli originali o piuttosto attraverso l’utilizzo di copie. Premessa fondamentale alla tematica è la riconosciuta profonda unità tra struttura architettonica e apparato scultoreo figurativo: le due componenti, infatti, sono elementi essenziali e complementari di un edificio antico, a sua volta importante testimonianza di una fase storica, di una società o di un contesto culturale che esprimono i propri valori anche attraverso il codice espressivo delle immagini. Le due componenti, tuttavia, ci sono giunte assai frequentemente separate; vicende storiche, interessi antiquari e scientifici, necessità di conservazione hanno determinato fin dalle fasi postclassiche la separazione tra la struttura architettonica, rimasta in situ, spesso allo stato di rovina, e la scultura, talvolta reimpiegata o asportata e musealizzata nelle collezioni di antichità; di conseguenza se ne ha oggi una percezione alterata, che permette di apprezzare stile ed esiti formali dei singoli esemplari scultorei ma li decontestualizza, non valorizzandone la destinazione primaria “architettonica”, funzionale alla struttura per la quale erano stati concepiti; quest’ultima a sua volta restituisce di sé un’immagine parziale, priva del suo complemento figurativo. Alla luce di tali considerazioni, il contributo intende esaminare, attraverso alcuni casi studio, forme e modalità con cui è stata ricostituito l’arredo scultoreo di edifici antichi sottoposti ad anastilosi.
Selinus 2011. Restauri dell’antico. Ricerche ed esperienze nel Mediterraneo di età greca
978-88-6557-273-3
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