Con la pubblicazione di Pausilypon. Architettura e paesaggio archeologico, Renato Capozzi, Gaetano Fusco e Federica Visconti offrono gli esiti di due workshop internazionali di progettazione - organizzati dal DiARC dell’Università di Napoli, nell’ambito del Master “Architettura e Museografia per l’Archeologia” dell’Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia - focalizzati sul Parco Archeologico e Ambientale del Pausilypon. Con l’obiettivo di risolvere quella condizione spesso conflittuale tra i luoghi connotati dalla presenza delle rovine e la forma e gli spazi della città che li ospita - troppo spesso indifferenti ad esse -, Architettura e Archeologia «si confrontano nello studio e nella trasformazione possibile del monumento architettonico», all’interno di una dimensione eminentemente progettuale. Attraverso il progetto, infatti, sembra possibile «reimmettere ‘memorie’ nel corpo vivo della città e del territorio, evitando di ridurre l’intervento a una semplice perimetrazione e isolamento di resti archeologici ma lavorando, a partire da essi, per ritrovare ancora i possibili luoghi di rappresentazione della collettività», e attribuirvi un ruolo rinnovato nella definizione della forma della città contemporanea.

Pausilypon: I luoghi dell’archeologia come rinnovati ‘capisaldi’ delle città e dei paesaggi mediterranei

Antonio Nitti
2019

Abstract

Con la pubblicazione di Pausilypon. Architettura e paesaggio archeologico, Renato Capozzi, Gaetano Fusco e Federica Visconti offrono gli esiti di due workshop internazionali di progettazione - organizzati dal DiARC dell’Università di Napoli, nell’ambito del Master “Architettura e Museografia per l’Archeologia” dell’Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia - focalizzati sul Parco Archeologico e Ambientale del Pausilypon. Con l’obiettivo di risolvere quella condizione spesso conflittuale tra i luoghi connotati dalla presenza delle rovine e la forma e gli spazi della città che li ospita - troppo spesso indifferenti ad esse -, Architettura e Archeologia «si confrontano nello studio e nella trasformazione possibile del monumento architettonico», all’interno di una dimensione eminentemente progettuale. Attraverso il progetto, infatti, sembra possibile «reimmettere ‘memorie’ nel corpo vivo della città e del territorio, evitando di ridurre l’intervento a una semplice perimetrazione e isolamento di resti archeologici ma lavorando, a partire da essi, per ritrovare ancora i possibili luoghi di rappresentazione della collettività», e attribuirvi un ruolo rinnovato nella definizione della forma della città contemporanea.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11589/197949
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact