La Cattedra di Storia dell'architettura del Politecnico di Bari, inseieme ad AAM Architettura Arte Moderna di Roma, ha portato recentemente a compimento un progetto di ricerca avviato nel 2012 e dedicato all’architettura delle istituzioni totali, il cui esito editoriale è un volume di cui si attende l'imminente pubblicazione. La ricerca - curata da Antonio Labalestra con il coordinamento scientifico di Francesco Moschini - si articola in una prima e corposa parte più propriamente filologica (orientata a restituire un quadro organico dell’evoluzione storica dei significati e delle forme architettoniche delle istituzioni totali dal XVIII al XXI secolo, a partire dalle invenzioni piranesiane e dall’ideal-tipo benthamiano del Panopticon), e in una seconda parte più strettamente progettuale, volta a sperimentare una visione architettonica altra del Carcere nell’attuale contesto italiano. Le eterotopie delle istituzioni totali sono anche l’occasione per indagare il portato di questo specifico tema nell’architettura italiana, sia in termini di ricaduta indiretta sui principi compositivi propri di alcuni autori, sia in termini di ideazione architettonica nella fattispecie dell’architettura degli istituti di pena. Ne emerge una breve quanto veridica storia delle carceri in Italia, e del loro rapporto con la città, dal Secondo Dopoguerra ad oggi. Vengono poste in specifico risalto le esperienze di Mario Ridolfi, Sergio Lenci e Giovanni Michelucci. In particolare il contributo di Sergio Lenci ne emerge come quello più intenso del Secondo Dopoguerra, mentre di Giovanni Michelucci la ricerca pone in risalto la critica profonda nei confronti delle istituzioni totali e delle architetture che fisicamente ne informano la natura di concentrazioni esclusive. Nella sua seconda parte, la ricerca si cimenta poi con il tema generale dell’architettura delle istituzioni totali attraverso la proposta progettuale, sperimentata a partire dal 2012 nell’ambito di laboratori e tesi di laurea svoltisi presso il Politecnico di Bari, la facoltà di Architettura di Alghero e l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Muovendo da una ricognizione analitica dello stato attuale del sistema penitenziario italiano e della sua edilizia carceraria, questa parte della ricerca ambisce così a proporre – a partire da casi di studio esemplificativi - delle linee guida che contribuiscano a sottrarre l’architettura del carcere al determinismo specialistico, e a ricondurla nel novero del linguaggio proprio della composizione architettonica e urbana.

Architettura delle istituzioni totali: Carceri d'invenzione ed eterotopie della detenzione

Lorenzo Pietropaolo
2015

Abstract

La Cattedra di Storia dell'architettura del Politecnico di Bari, inseieme ad AAM Architettura Arte Moderna di Roma, ha portato recentemente a compimento un progetto di ricerca avviato nel 2012 e dedicato all’architettura delle istituzioni totali, il cui esito editoriale è un volume di cui si attende l'imminente pubblicazione. La ricerca - curata da Antonio Labalestra con il coordinamento scientifico di Francesco Moschini - si articola in una prima e corposa parte più propriamente filologica (orientata a restituire un quadro organico dell’evoluzione storica dei significati e delle forme architettoniche delle istituzioni totali dal XVIII al XXI secolo, a partire dalle invenzioni piranesiane e dall’ideal-tipo benthamiano del Panopticon), e in una seconda parte più strettamente progettuale, volta a sperimentare una visione architettonica altra del Carcere nell’attuale contesto italiano. Le eterotopie delle istituzioni totali sono anche l’occasione per indagare il portato di questo specifico tema nell’architettura italiana, sia in termini di ricaduta indiretta sui principi compositivi propri di alcuni autori, sia in termini di ideazione architettonica nella fattispecie dell’architettura degli istituti di pena. Ne emerge una breve quanto veridica storia delle carceri in Italia, e del loro rapporto con la città, dal Secondo Dopoguerra ad oggi. Vengono poste in specifico risalto le esperienze di Mario Ridolfi, Sergio Lenci e Giovanni Michelucci. In particolare il contributo di Sergio Lenci ne emerge come quello più intenso del Secondo Dopoguerra, mentre di Giovanni Michelucci la ricerca pone in risalto la critica profonda nei confronti delle istituzioni totali e delle architetture che fisicamente ne informano la natura di concentrazioni esclusive. Nella sua seconda parte, la ricerca si cimenta poi con il tema generale dell’architettura delle istituzioni totali attraverso la proposta progettuale, sperimentata a partire dal 2012 nell’ambito di laboratori e tesi di laurea svoltisi presso il Politecnico di Bari, la facoltà di Architettura di Alghero e l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Muovendo da una ricognizione analitica dello stato attuale del sistema penitenziario italiano e della sua edilizia carceraria, questa parte della ricerca ambisce così a proporre – a partire da casi di studio esemplificativi - delle linee guida che contribuiscano a sottrarre l’architettura del carcere al determinismo specialistico, e a ricondurla nel novero del linguaggio proprio della composizione architettonica e urbana.
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