Anastylosis originally aimed to relocate fragments found during archaeological excavations (philological method). In the 20th century, it became the most suitable restoration technique for ancient monuments in order to preserve them (Athens Charter 1931). The contemporary debate on the scientific method, originally focused on the criterion of distinguishability, is reduced to an equation that measures the degree of integration: what to do with the gap? integrate it or not? make it distinguishable from the original or, conversely, neutralize it? Generally, the fragmen tary restitution of ruins produces linguistic codes and evocative forms supported by international Charters and Conventions. Therefore, a true “Western way” of restoring ruins spreads in the Mediterranean archaeological sites. La prassi dell’anastilosi nel Novecento ci racconta come essa, da semplice atto tecnico – volto al riposizionamento di frammenti rinvenuti in giacitura di crollo e utile, contestualmente, alla sistemazione dello scavo archeologico (Carta di Atene 1931) – diventi un “atto perfettivo”, con il duplice scopo di preservare le rovine e renderle più leggibili a un pubblico più ampio. Il dibat tito scientifico contemporaneo, originariamente incentrato sul criterio della distinguibilità, si riduce a un’equazione che misura il grado di integrazione: cosa fare con la lacuna? Integrarla o non integrarla affatto? Renderla distinguibile dall’originale o, al contrario, neutralizzarla? La restituzione per frammenti di rovine che l’anastilosi realizza nei siti archeologici del Mediterra neo, per ragioni ideologiche e culturali molto diverse tra loro, produce per lo più forme evocative, tanto da costituire un vero e proprio “gusto occidentale” per il restauro dell’Antico.

L’anastilosi nel dualismo tecnico-formale del Novecento

Valentina Santoro
2022-01-01

Abstract

Anastylosis originally aimed to relocate fragments found during archaeological excavations (philological method). In the 20th century, it became the most suitable restoration technique for ancient monuments in order to preserve them (Athens Charter 1931). The contemporary debate on the scientific method, originally focused on the criterion of distinguishability, is reduced to an equation that measures the degree of integration: what to do with the gap? integrate it or not? make it distinguishable from the original or, conversely, neutralize it? Generally, the fragmen tary restitution of ruins produces linguistic codes and evocative forms supported by international Charters and Conventions. Therefore, a true “Western way” of restoring ruins spreads in the Mediterranean archaeological sites. La prassi dell’anastilosi nel Novecento ci racconta come essa, da semplice atto tecnico – volto al riposizionamento di frammenti rinvenuti in giacitura di crollo e utile, contestualmente, alla sistemazione dello scavo archeologico (Carta di Atene 1931) – diventi un “atto perfettivo”, con il duplice scopo di preservare le rovine e renderle più leggibili a un pubblico più ampio. Il dibat tito scientifico contemporaneo, originariamente incentrato sul criterio della distinguibilità, si riduce a un’equazione che misura il grado di integrazione: cosa fare con la lacuna? Integrarla o non integrarla affatto? Renderla distinguibile dall’originale o, al contrario, neutralizzarla? La restituzione per frammenti di rovine che l’anastilosi realizza nei siti archeologici del Mediterra neo, per ragioni ideologiche e culturali molto diverse tra loro, produce per lo più forme evocative, tanto da costituire un vero e proprio “gusto occidentale” per il restauro dell’Antico.
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