Il Patrimonio Culturale richiede oggi più che mai un approccio specialistico integrato per la sua salvaguardia e valorizzazione, alla luce della molteplicità di ambiti disciplinari e aspetti tecnico-gestionali ad esso interconnessi alle diverse scale di intervento. L'esperienza della pandemia, inoltre, ci ha posto difronte alla necessità impellente di riorganizzare ed elaborare nuove strategie di fruizione, conservazione e valorizzazione del Patrimonio, al ne di assicurarne l'accessibilità. Il ricorso comune, quasi obbligato, a tecnologie digitali emergenti si è dimostrato essenziale, per certi versi maieutico a un cambio di paradigma sempre più aperto a nuove forme di gestione, fruizione, valorizzazione e conservazione. Il gruppo di ricerca in Storia e Restauro del Dipartimento Dicar del Politecnico di Bari, che da oltre un decennio tratta temi legati allo studio e alla valorizzazione dell'Antico, avendo esplorato tra gli altri il tema della riproducibilità fisica (totale o parziale) di opere d'arte e manufatti in pietra per mezzo di sistemi tecnologici integrati (reverse engineering, modellazione free form e parametrica CAD, fabbricazione numerica CNC-AM), propone una rilettura di alcuni nodi critici e insoluti - anche alla luce delle nuove possibilità e modalità ITC di comunicazione che i mezzi tecnologici digitali offrono alla conservazione dell'Antico - nello specifico rispetto al tema della replica declinata in alcune delle sue molteplici finalità: conservative (anastilosi); espositivo-didattiche (re-inserimento nei contesti originari di provenienza di reperti spesso sottratti al contesto locale e inviati ai principali centri museali regionali); conservativo- didattiche (copie da esporre in occasione di mostre internazionali, sempre al  ne di preservare gli originali da danni e/o furti). Il contributo, attraverso la condivisione di alcune diversificate esperienze condotte sul tema dal gruppo di ricerca, propone un focus sulla possibilità di impiegare copie fisiche (in ausilio alle ricostruzioni virtuali) per la realizzazione di percorsi didattico-tattili e multisensoriali (App/Heritage platform), al di fuori dei tradizionali contenitori museali, soprattutto alla luce delle attuali e mutate esigenze del Cultural Heritage e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, quale strumento operativo nazionale del Next Generation EU (o Recovery Fund). Tali percorsi permetterebbero oggettivamente un'accessibilità inclusiva e senza restrizioni (categorie protette, non vedenti), con il superamento di barriere sensoriali-percettive determinate dal divieto assoluto di toccare le opere custodite nei Musei e permettendo, verosimilmente, una conoscenza e una fruizione, per certi versi più fedele del Patrimonio Materiale.

Riproducibilità di elementi architettonici e scultorei in pietra da taglio per mezzo di sistemi tecnologici digitali integrati

Valentina Santoro
2021-01-01

Abstract

Il Patrimonio Culturale richiede oggi più che mai un approccio specialistico integrato per la sua salvaguardia e valorizzazione, alla luce della molteplicità di ambiti disciplinari e aspetti tecnico-gestionali ad esso interconnessi alle diverse scale di intervento. L'esperienza della pandemia, inoltre, ci ha posto difronte alla necessità impellente di riorganizzare ed elaborare nuove strategie di fruizione, conservazione e valorizzazione del Patrimonio, al ne di assicurarne l'accessibilità. Il ricorso comune, quasi obbligato, a tecnologie digitali emergenti si è dimostrato essenziale, per certi versi maieutico a un cambio di paradigma sempre più aperto a nuove forme di gestione, fruizione, valorizzazione e conservazione. Il gruppo di ricerca in Storia e Restauro del Dipartimento Dicar del Politecnico di Bari, che da oltre un decennio tratta temi legati allo studio e alla valorizzazione dell'Antico, avendo esplorato tra gli altri il tema della riproducibilità fisica (totale o parziale) di opere d'arte e manufatti in pietra per mezzo di sistemi tecnologici integrati (reverse engineering, modellazione free form e parametrica CAD, fabbricazione numerica CNC-AM), propone una rilettura di alcuni nodi critici e insoluti - anche alla luce delle nuove possibilità e modalità ITC di comunicazione che i mezzi tecnologici digitali offrono alla conservazione dell'Antico - nello specifico rispetto al tema della replica declinata in alcune delle sue molteplici finalità: conservative (anastilosi); espositivo-didattiche (re-inserimento nei contesti originari di provenienza di reperti spesso sottratti al contesto locale e inviati ai principali centri museali regionali); conservativo- didattiche (copie da esporre in occasione di mostre internazionali, sempre al  ne di preservare gli originali da danni e/o furti). Il contributo, attraverso la condivisione di alcune diversificate esperienze condotte sul tema dal gruppo di ricerca, propone un focus sulla possibilità di impiegare copie fisiche (in ausilio alle ricostruzioni virtuali) per la realizzazione di percorsi didattico-tattili e multisensoriali (App/Heritage platform), al di fuori dei tradizionali contenitori museali, soprattutto alla luce delle attuali e mutate esigenze del Cultural Heritage e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, quale strumento operativo nazionale del Next Generation EU (o Recovery Fund). Tali percorsi permetterebbero oggettivamente un'accessibilità inclusiva e senza restrizioni (categorie protette, non vedenti), con il superamento di barriere sensoriali-percettive determinate dal divieto assoluto di toccare le opere custodite nei Musei e permettendo, verosimilmente, una conoscenza e una fruizione, per certi versi più fedele del Patrimonio Materiale.
XII Convegno Internazionale. Diagnosis for the Conservation and Valorization of Cultural Heritage
978-88-95609-61-4
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