Il contributo ripercorre la vicenda del Grand Hotel Castello, il complesso alberghiero concepito all’inizio degli anni Settanta presso Martina Franca, in Puglia, e rimasto allo stato di ‘rustico’. Quest’opera incompiuta — cristallizzata nella struttura in calcestruzzo armato progettata da Sergio Musmeci — testimonia delle ambizioni e dei fallimenti delle politiche di sviluppo che hanno interessato allora il territorio pugliese, ed è qui assunta quale caso rappresentativo di come il patrimonio pubblico contemporaneo in abbandono possa essere considerato una “eredità difficile”, sospesa tra scarto e risorsa latente, tra riconoscimento del valore tecnico- autoriale e giudizio negativo su concezioni architettoniche oggi percepite come dissonanti e ‘fuori scala’. La sua recente alienazione in favore di un operatore privato apre adesso a nuove prospettive di riuso, e ci invita a interrogarci sulle sfide che il ‘non finito’ pone alla cultura progettuale contemporanea, tra aspettativa di ‘smaltimento’, tentazione del compimento e auspici di soluzioni più innovative, da immaginare caso per caso.
Una “incompiuta” nella Murgia dei trulli: la struttura di Sergio Musmeci per il Grand Hotel Castello e le sfide del ‘non finito’, tra abbandono e prospettive di riuso / Pietropaolo, Lorenzo. - In: GALILEO. - ISSN 1122-9160. - ELETTRONICO. - 284:(2025), pp. 28-36.
Una “incompiuta” nella Murgia dei trulli: la struttura di Sergio Musmeci per il Grand Hotel Castello e le sfide del ‘non finito’, tra abbandono e prospettive di riuso.
Lorenzo Pietropaolo
2025
Abstract
Il contributo ripercorre la vicenda del Grand Hotel Castello, il complesso alberghiero concepito all’inizio degli anni Settanta presso Martina Franca, in Puglia, e rimasto allo stato di ‘rustico’. Quest’opera incompiuta — cristallizzata nella struttura in calcestruzzo armato progettata da Sergio Musmeci — testimonia delle ambizioni e dei fallimenti delle politiche di sviluppo che hanno interessato allora il territorio pugliese, ed è qui assunta quale caso rappresentativo di come il patrimonio pubblico contemporaneo in abbandono possa essere considerato una “eredità difficile”, sospesa tra scarto e risorsa latente, tra riconoscimento del valore tecnico- autoriale e giudizio negativo su concezioni architettoniche oggi percepite come dissonanti e ‘fuori scala’. La sua recente alienazione in favore di un operatore privato apre adesso a nuove prospettive di riuso, e ci invita a interrogarci sulle sfide che il ‘non finito’ pone alla cultura progettuale contemporanea, tra aspettativa di ‘smaltimento’, tentazione del compimento e auspici di soluzioni più innovative, da immaginare caso per caso.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

