In June 1458, after Alfonso I death, the kingdom of Aragon, Sicily and Sardinia passed to his brother John II of Aragon. At the same time the Kingdom of Naples was assigned to Ferdinand I, Alfonso I natural son. He and his son Alfonso, Duke of Calabria, built a total reorganization of the Kingdom of Naples. This happened thanks to highly detailed plans of work, programs to modernize the defense system and a new road network aimed at both the troops moving and artillery fast transport. The schedule began from the capital and was virtually extended to the whole territory. It was a defense system to strengthen not only a city but the entire region. Where the threat of the enemy was looming, a strongholds network was provided for the kingdom defense. The realization of these new defensive structures led to the modernization of the entire territory. These military facilities for the protection of the city were increased by a network of towers, castles and fortified villages, distributed throughout the Kingdom from the hinterland to the coast and connected by an efficient system of optical signals. An innovative idea of total defense and control of the territory was born and raised thanks to the creation of fortification system for all the frontier cities from mainland to coast. Almost certainly, at this time, Francesco di Giorgio Martini was invited at Ferdinand I court for surveying topographic works, the construction and the improvement of military facilities. As well as Roberto Pane wrote, those had been "very large ones in the Puglia region, because of the length of its coastline". For the first time in Southern Italy, under the Aragon Reign, began a rational structuring of the territory, with a kind of geometric definition based on a scientific geography. As we said, in Puglia imposing fortification have been organized along the border of a vast territory. More precisely, this borderland between the Principato Ulteriore and Capitanata, was stretched from the basin of the Ofanto river to all the Subapennino Dauno. Lucera and Monte Sant'Angelo castles were restructured and enlarged with massive fortifications. The Castles of Ascoli Satriano, Bovino, Deliceto, Orsara, Pietramontecorvino, and Dragonara were maintained, enhanced and rebuilt. Moreover the Celenza Valfortore Castle, the tower of Panni, Sant'Agata Castle, and D’Aquino Castle in Rocchetta Sant’Antonio which arouse particular interest for its peculiarities, were totally rebuilt. D’ Aquino Castle is very interesting for its position and its relationship with the surrounding landscape. These features are outlined especially when you combine an architectonic view with a defensive one. From this last point of view, D’ Aquino Castle is located in a place that becomes the end point of the two main streets to enter the village. From the architectural point of view instead, all castle volumes are different in shape, despite their similarities in outward appearance. These elements fit into the landscape creating a sequence of points of view and generating a surprise effect also at first sight. From any angle the D’Aquino Castle shows its pseudo-asymmetry, because of its multifaceted view formed by individual architectural elements, towers and volumes revealing and hiding each other. This connection between the volumes geometry and the landscape, is not random. In fact this kind of studies is ascribable to Francesco di Giorgio Martini’s experiences tested and implemented in other places before.

Dopo la morte di Alfonso I, nel giugno 1458, il regno d’Aragona, con la Sicilia e la Sardegna passarono a suo fratello Giovanni II d’Aragona, mentre il Regno di Napoli venne assegnato al figlio naturale legittimato Ferdinando I detto Ferrante. Ferrante, e soprattutto suo figlio Alfonso, duca di Calabria, realizzarono una totale riorganizzazione del Regno di Napoli, con progetti estremamente dettagliati di lavori da farsi, e programmi per ammodernare il sistema difensivo e viario, finalizzato sia allo spostamento delle truppe, sia per il trasporto veloce dell’artiglieria. Una pianificazione che iniziava dalla capitale è estendeva praticamente su tutto il territorio. Non è una politica orientata a rafforzare una città, ma piuttosto un continuo operare dove più incombente appare la minaccia dell’attacco e dove occorre stabilire dei capisaldi in funzione della difesa del Regno. La conseguenza fu quella di ammodernare o di realizzare nuove strutture difensive su tutto il territorio. Queste strutture militari volte alla diretta protezione delle città erano integrate da una fitta rete di torri, castelli e borghi fortificati, distribuite su tutto il territorio del Regno dalla costa all’entroterra e collegate da un efficiente sistema di segnalazioni ottiche. Si fece strada l’idea innovativa di difesa e di controllo totale del territorio, che fu realizzata grazie soprattutto alla creazione di un sistema di fortificazioni su quelle città di frontiera terrestre e marittima. Quasi certamente, già in questo periodo, Francesco di Giorgio Martini è chiamato alla corte di Ferrante per lavori di rilevamenti topografici e per la realizzazione e per il potenziamento di strutture militari che saranno “estesissimi quelli nella regione pugliese, data la lunghezza della sua costa”, come afferma Roberto Pane. Per la prima volta nel meridione d’Italia, sotto gli Aragonesi, si profilava quindi una complessiva strutturazione razionale del territorio del Regno, quasi una delimitazione geometrica basata su una geografia scientifica. In Puglia, in questo contesto furono organizzati, come abbiamo detto, imponenti fortificazioni su un vasto territorio di confine, appunto fra il Principato Ulteriore e la Capitanata, che si estendeva dall’alto bacino del fiume Ofanto, a tutto l’attuale Subapennino Dauno. Vengono effettuate ristrutturazioni ed ampliati con massicce fortificazioni come per il castello di Lucera e il castello di Monte Sant’Angelo. Vengono ricostruiti mantenuti e potenziati il castello di Ascoli Satriano, il castello di Bovino, il castello di Deliceto, il castello di Orsara, il castello di Pietramontecorvino e il castello di Dragonara. E ancora, vengono edificati ex novo il castello di Celenza Valfortore, la torre di Panni, il castello di Sant’Agata e il castello d’Aquino a Rocchetta Sant’Antonio che per le sue peculiarità riveste particolare interesse. La posizione del castello d’Aquino, e il suo rapporto con il paesaggio circostante, sono aspetti particolarmente interessanti se si associano alcune osservazioni di carattere difensivo ed altre di tipo architettonico. Infatti dal punto di vista difensivo il castello d’Aquino, sorge in uno slargo nel punto terminale di due arterie di notevole importanza che sono di accesso al borgo. Sul piano architettonico, d’altra parte, i volumi del castello, anche se omogenei, sono così diversi nella morfologia, e s’incastrano nel paesaggio creando una successione di punti di vista, e generando quell’elemento di sorpresa fin dal suo avvistamento. E quest’aspetto delle geometrie legate al paesaggio, non è certo casuale, anzi è oggetto di una volontà riconducibile a quelle esperienze martiniane sperimentate e realizzate anche altrove. Il castello d’Aquino ha uno sviluppo planimetrico a forma essenzialmente triangolare (triangolo isoscele), con una torre posta in ciascun vertice. Le tre torri, in pianta, pur avendo diverse dimensioni e proporzioni sono fondamentalmente di forma ogivale nonché dette a “mandorla”, e sporgono sui lati e si uniscono fra loro con brevi e diversi tratti di muro con offese. Di queste torri quella posta a nord nord-ovest, al vertice del triangolo, è la principale, si eleva più in alto, oltre che posta in una posizione altimetrica più elevata. Il complesso dei volumi che compongono il castello, assume, in questo caso, una duplice funzione focale rispetto alla compagine difensiva dell’antico borgo e al sistema della viabilità territoriale. Con il suo torrione maggiore, controlla tutto il territorio e le strade principali, fungendo da avamposto nel sistema di fortificazione dell’insediamento, esso è funzionale alle necessità di difesa e avvistamento.

Storia e rilievo del castello di Ladislao II d’Aquino a Rocchetta Sant’Antonio di Foggia. Architettura militare nella Daunia in età aragonese

Spinelli, Domenico
2006-01-01

Abstract

Dopo la morte di Alfonso I, nel giugno 1458, il regno d’Aragona, con la Sicilia e la Sardegna passarono a suo fratello Giovanni II d’Aragona, mentre il Regno di Napoli venne assegnato al figlio naturale legittimato Ferdinando I detto Ferrante. Ferrante, e soprattutto suo figlio Alfonso, duca di Calabria, realizzarono una totale riorganizzazione del Regno di Napoli, con progetti estremamente dettagliati di lavori da farsi, e programmi per ammodernare il sistema difensivo e viario, finalizzato sia allo spostamento delle truppe, sia per il trasporto veloce dell’artiglieria. Una pianificazione che iniziava dalla capitale è estendeva praticamente su tutto il territorio. Non è una politica orientata a rafforzare una città, ma piuttosto un continuo operare dove più incombente appare la minaccia dell’attacco e dove occorre stabilire dei capisaldi in funzione della difesa del Regno. La conseguenza fu quella di ammodernare o di realizzare nuove strutture difensive su tutto il territorio. Queste strutture militari volte alla diretta protezione delle città erano integrate da una fitta rete di torri, castelli e borghi fortificati, distribuite su tutto il territorio del Regno dalla costa all’entroterra e collegate da un efficiente sistema di segnalazioni ottiche. Si fece strada l’idea innovativa di difesa e di controllo totale del territorio, che fu realizzata grazie soprattutto alla creazione di un sistema di fortificazioni su quelle città di frontiera terrestre e marittima. Quasi certamente, già in questo periodo, Francesco di Giorgio Martini è chiamato alla corte di Ferrante per lavori di rilevamenti topografici e per la realizzazione e per il potenziamento di strutture militari che saranno “estesissimi quelli nella regione pugliese, data la lunghezza della sua costa”, come afferma Roberto Pane. Per la prima volta nel meridione d’Italia, sotto gli Aragonesi, si profilava quindi una complessiva strutturazione razionale del territorio del Regno, quasi una delimitazione geometrica basata su una geografia scientifica. In Puglia, in questo contesto furono organizzati, come abbiamo detto, imponenti fortificazioni su un vasto territorio di confine, appunto fra il Principato Ulteriore e la Capitanata, che si estendeva dall’alto bacino del fiume Ofanto, a tutto l’attuale Subapennino Dauno. Vengono effettuate ristrutturazioni ed ampliati con massicce fortificazioni come per il castello di Lucera e il castello di Monte Sant’Angelo. Vengono ricostruiti mantenuti e potenziati il castello di Ascoli Satriano, il castello di Bovino, il castello di Deliceto, il castello di Orsara, il castello di Pietramontecorvino e il castello di Dragonara. E ancora, vengono edificati ex novo il castello di Celenza Valfortore, la torre di Panni, il castello di Sant’Agata e il castello d’Aquino a Rocchetta Sant’Antonio che per le sue peculiarità riveste particolare interesse. La posizione del castello d’Aquino, e il suo rapporto con il paesaggio circostante, sono aspetti particolarmente interessanti se si associano alcune osservazioni di carattere difensivo ed altre di tipo architettonico. Infatti dal punto di vista difensivo il castello d’Aquino, sorge in uno slargo nel punto terminale di due arterie di notevole importanza che sono di accesso al borgo. Sul piano architettonico, d’altra parte, i volumi del castello, anche se omogenei, sono così diversi nella morfologia, e s’incastrano nel paesaggio creando una successione di punti di vista, e generando quell’elemento di sorpresa fin dal suo avvistamento. E quest’aspetto delle geometrie legate al paesaggio, non è certo casuale, anzi è oggetto di una volontà riconducibile a quelle esperienze martiniane sperimentate e realizzate anche altrove. Il castello d’Aquino ha uno sviluppo planimetrico a forma essenzialmente triangolare (triangolo isoscele), con una torre posta in ciascun vertice. Le tre torri, in pianta, pur avendo diverse dimensioni e proporzioni sono fondamentalmente di forma ogivale nonché dette a “mandorla”, e sporgono sui lati e si uniscono fra loro con brevi e diversi tratti di muro con offese. Di queste torri quella posta a nord nord-ovest, al vertice del triangolo, è la principale, si eleva più in alto, oltre che posta in una posizione altimetrica più elevata. Il complesso dei volumi che compongono il castello, assume, in questo caso, una duplice funzione focale rispetto alla compagine difensiva dell’antico borgo e al sistema della viabilità territoriale. Con il suo torrione maggiore, controlla tutto il territorio e le strade principali, fungendo da avamposto nel sistema di fortificazione dell’insediamento, esso è funzionale alle necessità di difesa e avvistamento.
L'architettura di età aragonese nell'Italia centro-meridionale : verso la costituzione di un sistema informativo territoriale documentario ed iconografico. Volume 2 : Architetture fortificate di età aragonese in Puglia : Capitanata, Terra di Bari e Terra d'Otranto
9788880827139
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