La recente storiografia ha evidenziato come la provincia francescana della Marca di Ancona contasse fin dai primi anni Trenta del XIII secolo un elevato numero di conventi, circa quaranta, per poi crescere fino a novantadue nell’ultimo decennio dello stesso secolo quando la provincia era già stata divisa in sette custodie e raggiungere le trecento unità nel 1653, anno della soppressione innocenziana. Dunque, una consistente presenza, quella francescana, in una terra che grazie alla posizione geografica aveva accolto, fin dall’inizio, i primi frati minori nella loro predicazione itinerante. Alcuni complessi conventuali, molti dei quali sorti su preesistenze, sono rimasti pressoché inalterati, altri – sia maschili che femminili - sono stati costruiti nel tempo e, a volte, pesantemente trasformati confermando come le fabbriche abbiano assunto una loro configurazione in un processo di lunga durata, dove eventi improvvisi quali calamità naturali o eventi bellici, oppure ragioni economiche, mutate condizioni tecniche, variazioni di committenza, cambiamenti di gusto, o semplici ragioni legate a necessità pratiche, possono aver contribuito alla modifica di alcune caratteristiche salienti degli edifici preesistenti, concretizzatesi in ampliamenti, riduzioni, inglobamenti, trasformazioni di varia natura ed entità, che in un arco plurisecolare possono aver determinato la formazione di veri e propri palinsesti e per questo difficilmente intelligibili nelle loro fasi costruttive. Nella consapevolezza che un’indagine a tutto campo, solo parzialmente avviata, potrà fornire un quadro preciso dell’evoluzione delle dimore francescane nella regione, si vuole qui proporre una lettura di tale sviluppo, inevitabilmente sintetica e parziale, a partire da due insediamenti scelti all’interno della custodia Firmana in quanto esemplificativi di alcune modalità d’insediamento sia del ramo maschile che del ramo femminile del movimento francescano.

Insediamenti degli ordini mendicanti nelle Marche: origine e sviluppo dell'architettura francescana

DE CADILHAC, R.
2009

Abstract

La recente storiografia ha evidenziato come la provincia francescana della Marca di Ancona contasse fin dai primi anni Trenta del XIII secolo un elevato numero di conventi, circa quaranta, per poi crescere fino a novantadue nell’ultimo decennio dello stesso secolo quando la provincia era già stata divisa in sette custodie e raggiungere le trecento unità nel 1653, anno della soppressione innocenziana. Dunque, una consistente presenza, quella francescana, in una terra che grazie alla posizione geografica aveva accolto, fin dall’inizio, i primi frati minori nella loro predicazione itinerante. Alcuni complessi conventuali, molti dei quali sorti su preesistenze, sono rimasti pressoché inalterati, altri – sia maschili che femminili - sono stati costruiti nel tempo e, a volte, pesantemente trasformati confermando come le fabbriche abbiano assunto una loro configurazione in un processo di lunga durata, dove eventi improvvisi quali calamità naturali o eventi bellici, oppure ragioni economiche, mutate condizioni tecniche, variazioni di committenza, cambiamenti di gusto, o semplici ragioni legate a necessità pratiche, possono aver contribuito alla modifica di alcune caratteristiche salienti degli edifici preesistenti, concretizzatesi in ampliamenti, riduzioni, inglobamenti, trasformazioni di varia natura ed entità, che in un arco plurisecolare possono aver determinato la formazione di veri e propri palinsesti e per questo difficilmente intelligibili nelle loro fasi costruttive. Nella consapevolezza che un’indagine a tutto campo, solo parzialmente avviata, potrà fornire un quadro preciso dell’evoluzione delle dimore francescane nella regione, si vuole qui proporre una lettura di tale sviluppo, inevitabilmente sintetica e parziale, a partire da due insediamenti scelti all’interno della custodia Firmana in quanto esemplificativi di alcune modalità d’insediamento sia del ramo maschile che del ramo femminile del movimento francescano.
XLIII convegno di Studi Maceratesi
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