Negli ultimi decenni il punto di vista sull’esperienza dei quartieri pubblici realizzati a ridosso del secondo conflitto mondiale è mutato. In contrasto con le istanze nord-europee e americane che durante gli anni Settanta e Ottanta avevano decretato il sostanziale fallimento delle «grandi utopie abitative del dopoguerra » (Reale, 2012, p. 97), il dibattito contemporaneo sembra aver riconosciuto nell’esperienza della «Città Pubblica» il valore di patrimonio (Capozzi, Costanzo, Defilippis, Visconti, 2021, p. 56) le cui concrete testimonianze sono da ricercarsi in quel «laboratorio di modernità» (Di Biagi, 2003, p. 89) con cui si è provato a proporre un’alternativa ai tradizionali modi di costruzione della città. Possiamo cogliere, infatti, l’identità di questi quartieri orientando il nostro sguardo verso quelle esperienze che hanno tentato di coniugare le forme della città storica, tradotte in forme nuove, con quelle del moderno, provando così a tenere insieme sia l’idea di città della tradizione italiana che quella proposta dalle ricerche del Movimento Moderno. A partire da queste considerazioni, il saggio intende soffermarsi sull’analisi di uno dei felici ‘exemplum’ pervenutoci dalla stagione della ‘Città Pubblica’ quale il rione Soccavo-Canzanella, edificato a Napoli tra gli anni Cinquanta e Sessanta. L’analisi delle soluzioni preliminari e di quella poi realizzata spiega la volontà del progetto di interpretare e porre in relazione gli spazi ‘compressi’ della città densa e gli spazi liberi e dilatati della natura. A conferma della fertilità di questo tema per la contemporaneità, il saggio proporrà un confronto tra il progetto di Soccavo-Canzanella e un’esperienza più recente sul tema della casa quale la proposta progettuale di Carlo Moccia per la riqualificazione dell’area dell’ex-Scalo Farini di Milano del 2014.

Lo stare e il traguardare come modi della Nuova Casa Italiana

nicola campanile
2022

Abstract

Negli ultimi decenni il punto di vista sull’esperienza dei quartieri pubblici realizzati a ridosso del secondo conflitto mondiale è mutato. In contrasto con le istanze nord-europee e americane che durante gli anni Settanta e Ottanta avevano decretato il sostanziale fallimento delle «grandi utopie abitative del dopoguerra » (Reale, 2012, p. 97), il dibattito contemporaneo sembra aver riconosciuto nell’esperienza della «Città Pubblica» il valore di patrimonio (Capozzi, Costanzo, Defilippis, Visconti, 2021, p. 56) le cui concrete testimonianze sono da ricercarsi in quel «laboratorio di modernità» (Di Biagi, 2003, p. 89) con cui si è provato a proporre un’alternativa ai tradizionali modi di costruzione della città. Possiamo cogliere, infatti, l’identità di questi quartieri orientando il nostro sguardo verso quelle esperienze che hanno tentato di coniugare le forme della città storica, tradotte in forme nuove, con quelle del moderno, provando così a tenere insieme sia l’idea di città della tradizione italiana che quella proposta dalle ricerche del Movimento Moderno. A partire da queste considerazioni, il saggio intende soffermarsi sull’analisi di uno dei felici ‘exemplum’ pervenutoci dalla stagione della ‘Città Pubblica’ quale il rione Soccavo-Canzanella, edificato a Napoli tra gli anni Cinquanta e Sessanta. L’analisi delle soluzioni preliminari e di quella poi realizzata spiega la volontà del progetto di interpretare e porre in relazione gli spazi ‘compressi’ della città densa e gli spazi liberi e dilatati della natura. A conferma della fertilità di questo tema per la contemporaneità, il saggio proporrà un confronto tra il progetto di Soccavo-Canzanella e un’esperienza più recente sul tema della casa quale la proposta progettuale di Carlo Moccia per la riqualificazione dell’area dell’ex-Scalo Farini di Milano del 2014.
Per una Nuova Casa Italiana
978-88-3339-659-0
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11589/243420
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