Tra i contributi didattici di chiaro indirizzo progettuale maturati nella Scuo- la di Bari, lo studio della morfologia, concepito come indagine dei “proces- si formativi” del costruito, costituisce un campo di ricerca attraverso il quale sperimentare il potenziale argomentativo insito nel concetto di “forma”. La matrice innovativa di questa sperimentazione, centrale nell’esperienza del progetto architettonico ed urbano, è da inquadrare nell’ambito di un “mo- dello educativo” volto a disciplinare i cultori di una pratica severa ed esclusi- va come quella della progettazione, attraverso un tipo di conoscenza mirata all’apprendimento ed alla verifica dimostrativa della vitalità dei fenomeni che danno origine all’architettura della città e del territorio. L’attitudine a com- prendere e trasmettere la dimensione costitutivo-argomentativa della forma – letta e progettata – caratterizza, di fatto, un’idea di didattica ben precisa: quella dell’”architettura insegnata”, proiettata verso la definizione di catego- rie interpretative, al contempo, generali e unificanti, volte a rimediare alla visione di apparente indeterminatezza della struttura effettiva della forma stessa. Tali valori categoriali, sebbene indirizzati a ricercare un orientamento, una giunzione, una intersezione delle cosiddette direzioni principali, non sono da intendere come “fatti” cristallizzati in formule chiuse, ma piuttosto come “concetti” orientati a fare in modo che l’architetto si prepari a maturare una opinione, se non perfetta, quantomeno organizzata nelle intenzioni, della pro- pria “missione”. Si tratta, in altri termini – volendo parafrasare una lezione di seminario tenuta da Muratori (Marinucci, 1985) – di munire il progettista di strumenti cognitivi utili ad entrare nel merito dei contenuti e dei valori delle cose, piuttosto che a limitarsi ad esperienze di pura comunicazione basate su un agire condizionato dalla “forma ultima” delle cose medesime. E dun- que, di costruire una capacità critica orientata al riconoscimento oggettivo dei termini dell’argomento attraverso un interesse soggettivo, intenzionale, verso quell’argomento medesimo.

Morfologia urbana e progetto. Il rinnovamento del pensiero tipologico- progettuale e la didattica della Scuola di Bari

Nicola Scardigno
2021

Abstract

Tra i contributi didattici di chiaro indirizzo progettuale maturati nella Scuo- la di Bari, lo studio della morfologia, concepito come indagine dei “proces- si formativi” del costruito, costituisce un campo di ricerca attraverso il quale sperimentare il potenziale argomentativo insito nel concetto di “forma”. La matrice innovativa di questa sperimentazione, centrale nell’esperienza del progetto architettonico ed urbano, è da inquadrare nell’ambito di un “mo- dello educativo” volto a disciplinare i cultori di una pratica severa ed esclusi- va come quella della progettazione, attraverso un tipo di conoscenza mirata all’apprendimento ed alla verifica dimostrativa della vitalità dei fenomeni che danno origine all’architettura della città e del territorio. L’attitudine a com- prendere e trasmettere la dimensione costitutivo-argomentativa della forma – letta e progettata – caratterizza, di fatto, un’idea di didattica ben precisa: quella dell’”architettura insegnata”, proiettata verso la definizione di catego- rie interpretative, al contempo, generali e unificanti, volte a rimediare alla visione di apparente indeterminatezza della struttura effettiva della forma stessa. Tali valori categoriali, sebbene indirizzati a ricercare un orientamento, una giunzione, una intersezione delle cosiddette direzioni principali, non sono da intendere come “fatti” cristallizzati in formule chiuse, ma piuttosto come “concetti” orientati a fare in modo che l’architetto si prepari a maturare una opinione, se non perfetta, quantomeno organizzata nelle intenzioni, della pro- pria “missione”. Si tratta, in altri termini – volendo parafrasare una lezione di seminario tenuta da Muratori (Marinucci, 1985) – di munire il progettista di strumenti cognitivi utili ad entrare nel merito dei contenuti e dei valori delle cose, piuttosto che a limitarsi ad esperienze di pura comunicazione basate su un agire condizionato dalla “forma ultima” delle cose medesime. E dun- que, di costruire una capacità critica orientata al riconoscimento oggettivo dei termini dell’argomento attraverso un interesse soggettivo, intenzionale, verso quell’argomento medesimo.
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