A.A.M. Architettura Arte Moderna di Roma a partire dal 2013 ha avviato, in collaborazione con il gruppo di ricerca della Cattedra di Storia dell’Architettura del Politecnico di Bari, un progetto di lungo termine, che intende costruire una prospettiva critica sulle arti espositive in Europa e in Italia. Il progetto è una serie editoriale di imminente avvio, che muove dai luoghi storici del collezionismo cinquecentesco, degli studioli e delle wunderkammern, per ricostruire la definizione settecentesca e ottocentesca del tempio civico dell’arte, attraversare le sperimentazioni dei Maestri del Movimento Moderno, e giungere infine ad esplorare le evoluzioni e declinazioni dei luoghi e dei linguaggi dell’architettura espositiva dal secondo dopoguerra al contemporaneo, con una specifica attenzione per il caso italiano. In parallelo alla dimensione più propriamente filologica della ricerca, è stato intrapreso un percorso progettuale volto a delineare un “Museo progressivo delle Arti e dell’Architettura nella città contemporanea”, ossia un’opera aperta e multidirezionale, che ha al contempo come contenitore e come contenuto il paesaggio urbano dell’abbandono. Sospeso tra la tradizione della memoria e l’impulso alla creazione, tra ricerca di senso e volatilità dell’evento, il museo è mutato nella contemporaneità secondo forme plurali e meno definite, in cui, al fianco della centralità totalizzante dei grandi musei, si sono generate e consolidate modalità più aperte e laterali, che nascono da un radicamento territoriale, da relazioni più capillari e diffuse di accentuazione descrittiva e interpretazione dello stesso paesaggio urbano, in cui i luoghi dell’arte coincidono con l’architettura della città. Questo aspetto della ricerca si fonda sulla convinzione che il sistema delle arti e dell’architettura contemporanee possano interagire con il corpo sociale, economico e fisico delle città, e che sia possibile sperimentare nuove interazioni tra arti, architettura e società nei processi di rigenerazione e risignificazione dei tessuti urbani. Nel continente europeo – e nel mosaico dei paesaggi italiani in particolare – l’abbandono è infatti l’altra faccia del metabolismo urbano: alla progressiva espansione della città corrisponde un altrettanto progressivo e diffuso processo di dismissione di parti urbane esistenti. Eleggendo come campo operativo il paesaggio dell’abbandono (edifici dismessi, infrastrutture incompiute, relitti storici, vuoti e spazi agricoli urbani, periferie), si è inteso quindi innescare un processo di conoscenza operativa, di produzione e comunicazione culturale e artistica, che integra gli strumenti interpretativi dello studio dell’architettura e dei fenomeni urbani con i linguaggi delle arti visive e dei social media, per intraprendere – anche con azioni sperimentali site-specific – una collezione museale impropria, basata sulla riscrittura degli spazi residuali o di scarto presenti nelle pieghe del corpo delle città.

A.A.M. Extramoenia: una serie “enciclopedica” in divenire. Ex-porre: luoghi della storia, luoghi della contemporaneità

Lorenzo Pietropaolo
2014

Abstract

A.A.M. Architettura Arte Moderna di Roma a partire dal 2013 ha avviato, in collaborazione con il gruppo di ricerca della Cattedra di Storia dell’Architettura del Politecnico di Bari, un progetto di lungo termine, che intende costruire una prospettiva critica sulle arti espositive in Europa e in Italia. Il progetto è una serie editoriale di imminente avvio, che muove dai luoghi storici del collezionismo cinquecentesco, degli studioli e delle wunderkammern, per ricostruire la definizione settecentesca e ottocentesca del tempio civico dell’arte, attraversare le sperimentazioni dei Maestri del Movimento Moderno, e giungere infine ad esplorare le evoluzioni e declinazioni dei luoghi e dei linguaggi dell’architettura espositiva dal secondo dopoguerra al contemporaneo, con una specifica attenzione per il caso italiano. In parallelo alla dimensione più propriamente filologica della ricerca, è stato intrapreso un percorso progettuale volto a delineare un “Museo progressivo delle Arti e dell’Architettura nella città contemporanea”, ossia un’opera aperta e multidirezionale, che ha al contempo come contenitore e come contenuto il paesaggio urbano dell’abbandono. Sospeso tra la tradizione della memoria e l’impulso alla creazione, tra ricerca di senso e volatilità dell’evento, il museo è mutato nella contemporaneità secondo forme plurali e meno definite, in cui, al fianco della centralità totalizzante dei grandi musei, si sono generate e consolidate modalità più aperte e laterali, che nascono da un radicamento territoriale, da relazioni più capillari e diffuse di accentuazione descrittiva e interpretazione dello stesso paesaggio urbano, in cui i luoghi dell’arte coincidono con l’architettura della città. Questo aspetto della ricerca si fonda sulla convinzione che il sistema delle arti e dell’architettura contemporanee possano interagire con il corpo sociale, economico e fisico delle città, e che sia possibile sperimentare nuove interazioni tra arti, architettura e società nei processi di rigenerazione e risignificazione dei tessuti urbani. Nel continente europeo – e nel mosaico dei paesaggi italiani in particolare – l’abbandono è infatti l’altra faccia del metabolismo urbano: alla progressiva espansione della città corrisponde un altrettanto progressivo e diffuso processo di dismissione di parti urbane esistenti. Eleggendo come campo operativo il paesaggio dell’abbandono (edifici dismessi, infrastrutture incompiute, relitti storici, vuoti e spazi agricoli urbani, periferie), si è inteso quindi innescare un processo di conoscenza operativa, di produzione e comunicazione culturale e artistica, che integra gli strumenti interpretativi dello studio dell’architettura e dei fenomeni urbani con i linguaggi delle arti visive e dei social media, per intraprendere – anche con azioni sperimentali site-specific – una collezione museale impropria, basata sulla riscrittura degli spazi residuali o di scarto presenti nelle pieghe del corpo delle città.
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