This research investigates the contribution of the Ge- neva “school” to the development of a culture of sauve- garde for modern and contemporary heritage, adopting the French term in its broadest sense: as an open set of critical practices addressing the existing built environ- ment, ranging from maintenance to transformation, from adaptive reuse to conservation. Within this framework, the experiences of the École d’Architecture de Genève and the CETAH played a pioneering role in the European context between the late 1980s and the early 1990s, anticipating a systemic reflection on interventions in twentieth-century archi- tecture. Through the notion of operativen Kritik, his- torical-critical interpretation, surveying, diagnostics of the built substance, and the study of transformations became integral parts of the design process. From this perspective, Le Corbusier’s Villa de Man- drot represents a true “crossroads of methods,” where the theoretical reflections developed within the school found one of their first systematic and interdisciplinary applications. Through a factual understanding of the architectural object – based on detailed surveys, ma- terial investigations, and analyses of transformations – modern heritage was approached using critical tools traditionally reserved for historical architecture, thus moving beyond an exclusively iconographic or au- thor-centered interpretation. The investigation of several Geneva case studies, to- gether with largely unpublished archival materials, has enabled this research to critically reconstruct an expe- rience that contributed to redefining the relationship between conservation and transformation, proposing a conception of sauvegarde as a critical, interdisciplinary practice necessarily open to evolution over time.

La ricerca indaga il contributo della “scuola” di Gine- vra alla definizione di una cultura della sauvegarde del patrimonio moderno e contemporaneo, assumendo il termine francese nella sua accezione più ampia: come insieme aperto di pratiche critiche rivolte all’esistente, dalla manutenzione alla trasformazione, dal riuso alla conservazione. In questo quadro, le esperienze dell’École d’Architectu- re de Genève e del CETAH assumono un ruolo pio- nieristico nel panorama europeo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, anticipando una riflessione sistemica sull’intervento sull’architettura del XX secolo. Attraverso la nozione di operativen Kritik, la lettura storico-critica, il rilievo, la diagnostica del- la sostanza costruita e lo studio delle trasformazioni diventano parte integrante del processo progettuale. In questa prospettiva, la Villa de Mandrot di Le Corbu- sier rappresenta un vero e proprio “crocevia dei meto- di”, nel quale le riflessioni teoriche elaborate all’interno della scuola trovano una prima applicazione sistemati- ca e interdisciplinare. Attraverso una conoscenza fat- tuale dell’oggetto architettonico – rilievi dettagliati, indagini materiche e analisi delle trasformazioni – il patrimonio moderno viene affrontato con strumenti critici tradizionalmente riservati all’architettura storica, sottraendolo a una lettura esclusivamente iconografica o autoriale. L’indagine su alcuni casi studio ginevrini, e di materiali archivistici in larga parte inediti, ha consentito alla ricerca di ricostruire criticamente un’esperienza che ha contribuito a ridefinire il rapporto tra conservazione e trasformazione, proponendo una concezione della sauvegarde come pratica critica, interdisciplinare e ne- cessariamente aperta all’evoluzione nel tempo.

Sauvegarde del moderno. Metodologie ginevrine per il patrimonio costruito / Belmondo, S.. - ELETTRONICO. - (2026).

Sauvegarde del moderno. Metodologie ginevrine per il patrimonio costruito

BELMONDO, SIMONA
2026

Abstract

This research investigates the contribution of the Ge- neva “school” to the development of a culture of sauve- garde for modern and contemporary heritage, adopting the French term in its broadest sense: as an open set of critical practices addressing the existing built environ- ment, ranging from maintenance to transformation, from adaptive reuse to conservation. Within this framework, the experiences of the École d’Architecture de Genève and the CETAH played a pioneering role in the European context between the late 1980s and the early 1990s, anticipating a systemic reflection on interventions in twentieth-century archi- tecture. Through the notion of operativen Kritik, his- torical-critical interpretation, surveying, diagnostics of the built substance, and the study of transformations became integral parts of the design process. From this perspective, Le Corbusier’s Villa de Man- drot represents a true “crossroads of methods,” where the theoretical reflections developed within the school found one of their first systematic and interdisciplinary applications. Through a factual understanding of the architectural object – based on detailed surveys, ma- terial investigations, and analyses of transformations – modern heritage was approached using critical tools traditionally reserved for historical architecture, thus moving beyond an exclusively iconographic or au- thor-centered interpretation. The investigation of several Geneva case studies, to- gether with largely unpublished archival materials, has enabled this research to critically reconstruct an expe- rience that contributed to redefining the relationship between conservation and transformation, proposing a conception of sauvegarde as a critical, interdisciplinary practice necessarily open to evolution over time.
2026
La ricerca indaga il contributo della “scuola” di Gine- vra alla definizione di una cultura della sauvegarde del patrimonio moderno e contemporaneo, assumendo il termine francese nella sua accezione più ampia: come insieme aperto di pratiche critiche rivolte all’esistente, dalla manutenzione alla trasformazione, dal riuso alla conservazione. In questo quadro, le esperienze dell’École d’Architectu- re de Genève e del CETAH assumono un ruolo pio- nieristico nel panorama europeo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, anticipando una riflessione sistemica sull’intervento sull’architettura del XX secolo. Attraverso la nozione di operativen Kritik, la lettura storico-critica, il rilievo, la diagnostica del- la sostanza costruita e lo studio delle trasformazioni diventano parte integrante del processo progettuale. In questa prospettiva, la Villa de Mandrot di Le Corbu- sier rappresenta un vero e proprio “crocevia dei meto- di”, nel quale le riflessioni teoriche elaborate all’interno della scuola trovano una prima applicazione sistemati- ca e interdisciplinare. Attraverso una conoscenza fat- tuale dell’oggetto architettonico – rilievi dettagliati, indagini materiche e analisi delle trasformazioni – il patrimonio moderno viene affrontato con strumenti critici tradizionalmente riservati all’architettura storica, sottraendolo a una lettura esclusivamente iconografica o autoriale. L’indagine su alcuni casi studio ginevrini, e di materiali archivistici in larga parte inediti, ha consentito alla ricerca di ricostruire criticamente un’esperienza che ha contribuito a ridefinire il rapporto tra conservazione e trasformazione, proponendo una concezione della sauvegarde come pratica critica, interdisciplinare e ne- cessariamente aperta all’evoluzione nel tempo.
sauvegarde; rrchitectural heritage; modern architecture; twentieth-century heritage; Ginevra; EAUG; IUAG; Villa de Mandrot; Rue Hoffmann, Bains des Pâquis
sauvegarde; patrimonio architettonico; architettura moderna; patrimonio del XX secolo; Ginevra; EAUG; IUAG; Villa de Mandrot; Rue Hoffmann, Bains des Pâquis
Sauvegarde del moderno. Metodologie ginevrine per il patrimonio costruito / Belmondo, S.. - ELETTRONICO. - (2026).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11589/305101
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